Pietrapertosa

Pietrapertosa (PZ)
ANTICO BORGO ARABO DELLE DOLOMITI LUCANE!
Pietrapertosa (PZ)
ANTICO BORGO ARABO DELLE DOLOMITI LUCANE!
Il borgo di Pietrapertosa sembrerebbe essere sorto nell'VIII sec. a.C., ad opera dei Pelasgi. Il suo nome antico era Pietraperciata, ovvero "pietra forata", per la presenza di una grande rupe sfondata da parte a parte.
Nel loro scorrere attraverso l'Italia Meridionale, i Pelasgi giunsero in questo territorio, e costruirono le loro prime abitazioni nella parte bassa del Paese, per celarsi al nemico; innalzarono sulle rocce, come posti di difesa e di vedetta - dietro l'antica Chiesa Madre - delle costruzioni fatte di blocchi quadrati sovrapposti senza calce, chiamate "Ostiello".
Anche a Castagna, una frazione agricola di Pietrapertosa, sono stati rinvenuti ruderi di costruzioni Pelasgiche.
I Pelasgi abitarono queste terre fino all'arrivo dei Greci, che dalla costa si spinsero verso l'interno per portarvi le loro merci e i loro manufatti. Questo popolo, diede una nuova forma all'abitato: lo sistemarono ad anfiteatro ai piedi delle rocce, ben riparato da tre lati, ampliando il sistema difensivo creato dai Pelasgi.
Al tempo delle invasioni di Annibale, a Pietrapertosa giunsero i Romani, che scacciarono i Greci e fecero del Paese la loro Curtis e il loro Oppidum. Costruirono ponti e strade e lasciarono il ricordo della loro lingua nel l'odierno dialetto pietrapertosano.
Con la caduta di Roma, iniziarono le invasioni barbariche a Pietrapertosa. Vennero i Goti, che occuparono il paese, espugnarono l'Oppidum e segnarono la fine del dominio assoluto dei Romani. Subentrarono nel dominio dell'Oppidum i Bizantini, che furono contrastati prima dai Longobardi e poi dai Saraceni, ma che regnarono fino alla venuta dei Normanni. I Longobardi vi rafforzarono tre potentissimi castelli, che per la loro ubicazione dominavano le terre circostanti e spaziavano lontano fino all'Irpinia e al Mar Ionio. I castelli erano:
- l'Ostiello, già vedetta pelasgica e poi greco-romana, ai cui piedi sorsero la Chiesa Madre dedicata a San Pietro, antico protettore del paese, di cui restano ancora tracce di ruderi in zona San Pietro, e l'antica fiera di San Pietro;
- la Bicocca, che dominava la contrada chiamata "Paschiere";
- il Castello di Visconte, costruito in cima all'altura dominante il piano omonimo, oggi campo sportivo, da dove l'occhio spazia lontano sino all'Irpinia, alla Calabria, al Tavoliere delle Puglie, al Mar Ionio.
Nell'838, i Musulmani di Sicilia - battute con incendi, saccheggi e rovine le guarnigioni greco-longobarde dei castelli circostanti Pietrapertosa, cioè Gallipoli e Castelbellotto - sconfissero la guarnigione longobarda di Pietrapertosa e ne fecero il fortilizio saraceno della Lucania. Guerrieri, nomadi e saraceni, costruirono ai piedi del loro castello le proprie abitazioni, simili a veri e propri fortilizi, nel quartiere oggi denominato "Arabata"o "Rabata".
In epoca angioina, il borgo fu feudo di Guglielmo Tournespè, di Pietro de Burbura e di Giovanni Borbone. Con l'arrivo degli aragonesi, divenne possedimento dei Gozzuti, dei Grappini e dei Diazcarlon, conti di Alife. Nel 1500, passò ai Carafa, agli Aprano, ai Campolongo, ai De Leonardis, ai Suardi, ai Jubero ed infine ai Sifola di Trani.
I pietrapertosani presero parte ai moti antiborbonici del 1820 e del 1848.
Dopo l'Unità d'Italia, il borgo fu colpito dal fenomeno del brigantaggio.
Con gli inizi del Novecento, Pietrapertosa ha vissuto - insieme ad altri borghi lucani - un cospicuo spopolamento con una forte emigrazione verso le Americhe.

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