Sant'Angelo a Fasanella

Sant'Angelo a Fasanella (SA)
IL BORGO DELL'ANTECE!
Sant'Angelo a Fasanella (SA)
IL BORGO DELL'ANTECE!
Edificata dai coloni greci della Colchide, il nome di origine era Phasis come la città di provenienza - oggi chiamata Rioni, sita nella baia di Sokoumi, città commerciale le cui principali attività erano l'estrazione e l'esportazione dei metalli come ferro argento e oro. I coloni greci dell'antica Posidonia, risalendo il fiume Sele (Silarus) e il Fasanella (Phasis), affluente del Calore, raggiunsero la valle omonima e i paesi dei Monti Alburni.
L'antico centro urbano sorgeva in località San Manfredi, a circa 3 km dall'attuale cittadina: di esso sono rimasti i ruderi di un antico castello e quelli della Chiesa di San Pietro.
Dopo qualche secolo buio - segnato dal continuo spopolamento legato alla guerra gotica, alle carestie e pestilenze - si arriva al IX secolo in piena dominazione longobarda: nell' 847, con la divisione tra Radelchi di Benevento e Siconolfo - primo principe di Salerno - si ha la spartizione del territorio degli Alburni. In questo periodo, complici anche le frequenti incursioni dei saraceni stanziati a Licosa ed Agropoli, ci fu un decentramento della popolazione che dalle città si stanziò negli Alburni, contribuendo alla nascita di nuovi borghi.
Le prime fonti scritte attestanti la presenza del borgo di Fasanella, le ritroviamo già nel Catalogus Baronum, una delle maggiori fonti di rilievo per la conoscenza del Regno di Sicilia tra 1150 e il 1168. Già a quel tempo Fasanella era conosciuta per la grotta dell'Angelo e per l'insediamento di piccole comunità religiose di stampo eremitico.
Nel 1246 la cittadina fu rasa al suolo da Federico II di Svevia, con atto di superiorità, per punire Pandolfo di Fasanella, che insieme al fratello Riccardo era stato tra i principali artefici della congiura di Capaccio; successivamente gli furono restituiti tutti i suoi possedimenti grazie all'alleanza con Carlo I d'Angiò.
Di stampo ed origine medioevale, Sant'Angelo a Fasanella fu feudo dei San Severino e dei Capece-Galeota, motivo per cui appartenne ai Giovine ed alla potente famiglia dei Caracciolo.
L'animo cittadino arse di grande spirito patriottico nell'Ottocento quando, precorrendo l'Unità d'Italia del 1860, fu proprio Sant'Angelo a Fasanella ad innescare nel salernitano la scintilla della rivolta per l'indipendenza.

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