Brancaleone

Brancaleone (RC)
IL BORGO DEI GELSOMINI E DELLE TARTARUGHE MARINE!
Brancaleone (RC)
IL BORGO DEI GELSOMINI E DELLE TARTARUGHE MARINE!
Brancaleone era chiamato in passato Sperlonga o Sperlinga (caverna o spelonca), denominazione poi sostituita con Mottaleonis, composto da motta - ovvero rialzo - e leone. Il nome attuale, invece, risalente al 1300, potrebbe derivare secondo alcuni studiosi dalle zampe anteriori del leone, volgarmente dette branche; un'altra ipotesi è che sia legato alla presenza nella zona del fiore "boccaleone" poichè alcuni vecchi autori si riferiscono al borgo chiamandolo "Boccalionem"; un'ultima ipotesi è che il nome sia stato dato per riconoscimento al valore militare di un miles che portava proprio questo nome.
Le origini di Brancaleone sono legate all'arrivo dei monaci greco-bizantini tra il VI e il VII secolo d.C., in fuga dalle persecuzioni in oriente. Inizialmente stanziatisi in grotte naturali o scavate per proteggersi dalle devastazioni dei Saraceni, durante il periodo normanno - intorno al 1000-1100 - costruirono dei monasteri, dimostrando un'estrema maestria nonché sapienza nell'utilizzo dei materiali. In questi monasteri, i monaci conducevano una vita di penitenza e preghiera, ma altresì dedita a lavori manuali quali l'apicoltura e l'agricoltura, introducendo nuove tecniche di coltivazione e nuove specie di piante ed ortaggi, con l'intento di supportare e avvicinare le popolazioni sparse per le campagne, fino alla formazione di veri agglomerati urbani.
Nel 1364, la terra di Brancaleone fu data in feudo ad Antonello Ruffo, discendente dei Conti di Sinopoli, una casata che regnò per ben 4 generazioni. L'ultima discendente, Geronima, sposò Alfonso de Ayerbo, signore di Simeri, che divenne così Signore di Brancaleone. Nel 1548 gli succede il figlio Alfonso De Ayerbo, che vende la Baronia a Troiano Spinelli, Marchese di Mesoraca. Il successore Giovanni Battista Spinelli rivende a sua volta la terra di Brancaleone con il suo casale (Staiti) al predetto Alfonso d'Aragona e nel 1571 Don Alfonso - Conte di Simeri - vende tutto a Don Cristofaro La Rocca nobile di Messinese per 20.000 ducati. Poco dopo, però, la terra di Brancaleone viene rivendicata dal Conte Alfonso De Ayerbo, che per 30.000 ducati la vende alla nobile Messinese Donna Eleonora Spadafora - consorte di Federico Stayti -, che a causa della morte del figlio Andrea concederà poi il possesso al nipote Federico.
Nel 1592, Federico Stayti acquista la terra di Bruzzano ed ottiene il 10 settembre 1607 il privilegio del titolo di "Marchese di Brancaleone" con il possesso dei sui territori. Gli succede il figlio Diego, che aggiunge al proprio cognome "D'Aragona". Morto senza prole, la sorella Ippolita erediterà tutto. Con lppolita, il Marchesato di Brancaleone passa ai Carafa avendo sposato Vincenzo M. Carafa poi divenuto Duca di Bruzzano, figlio di Fabrizio, primo Principe del territorio di Roccella. Con i Carafa sarà erario della Camera Marchesale per Staiti e Brancaleone il Barone Don Carlo Bologna. Erede di Vincenzo e Ippolita sarà Giuseppe, che però morirà prima di avere avuto l'intestazione, così come l'altro successore Vincenzo di cui diventerà erede il figlio Gennaro.
Nel 1811 Brancaleone divenne Comune. Verso la fine del 1800 fu meglio organizzata l'attività della pesca sulla costa, e fra le prime famiglie di pescatori si distinsero quelle degli Aliano e degli Alessi (quest'ultima originaria di Napoli).
Brancaleone subì gravi danni con i terremoti del 1905 e del 1908; dopo l'ultimo, venne deliberato il trasferimento dell'abitato alla marina, con un provvedimento che fu poi revocato nel 1928.
Verso la metà degli anni Cinquanta, a Brancaleone si iniziò a registrare un progressivo spopolamento, a seguito di una pesante alluvione che comportò la decisione comunale di far abbandonare il vecchio centro storico isolato per trasferire tutti gli abitanti nel nuovo centro abitato sorto sulla costa, precisamente nelle frazioni di Razzà (una baraccopoli ai piedi della collina) e di Paese Nuovo (appendice del vecchio borgo).
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