Sant'Agata de' Goti

Sant'Agata de' Goti (BN)
IL BORGO DI TUFO!
Sant'Agata de' Goti (BN)
IL BORGO DI TUFO!
Il ritrovamento di necropoli sannitiche, ricche di importanti testimonianze, ha portato gli storici a dedurre che il borgo attuale corrisponda alla città sannita di Saticula, che nel 315 a.C. fu assediata dal dittatore Lucio Emilio e poi, durante la seconda guerra punica, rimasta fedele alla potenza di Roma. Nel 42 a.C Ottavio Augusto trasformò Saticula in una vera e propria colonia dell'Impero, dopo esser stata un accampamento solo per alcuni soldati veterani che sfruttarono la difesa naturale dei fiumi.
Nel Medioevo la città di Saticula ha subito molte invasioni e dominazioni da parte dei Longobardi, Normanni, Svevi e Angioini.
Il suo nome attuale in primo luogo è legato ad una colonia di guerrieri Goti che sopravvissuti nella battaglia del Vesuvio decisero di insediarsi nella zona al cospetto dell'Impero. In questo periodo la città passò sotto assedio dei Longobardi divenendo parte del ducato di Benevento. Fu nel 590 che il re Agilulfo decise di dividere le regioni longobarde in ducati, divisi poi in contee e gastaldie, sezioni minime; la Gastaldia di Sant'Agata era contenuta nella piccola contea di Capua nata dal Ducato di Benevento e di Spoleto, nella regione del Sannio.
Secondo un'altra teoria sull'origine del nome, questo risalirebbe all'epoca Normanna con l'avvento della famiglia Drengot nel 1117 e del conte Rainulfo Drengot che aveva il potere di decidere il nome della sua fortezza. Il cognome della famiglia, con il tempo cominciò a mutare e ad essere pronunciato diversamente sia in Italia che in Francia, divenendo così De-Goth. Il periodo normanno incise molto sulla fisionomia di Sant'Agata, dove furono costruite le quattro porte di accesso e si cominciò a sfruttare le cave di tufo del borgo per creare conserve e cisterne, visitabili ancora oggi. Nel 1130 la nobiltà normanna si sentì minacciata dal nuovo re di Sicilia Ruggero II d'Altavilla, il quale voleva appropriarsi della fortezza. Dopo numerose battaglie contro Rainone, primogenito di Rainulfo Drengot, Ruggero riuscì ad impadronirsi del Feudo.
Anche dopo l'invasione degli Svevi la fortezza continuò a chiamarsi "Sant'Agata De-Goth". Dalle mani di Federico II di Svevia, Sant'Agata passò sotto il dominio degli Angiò di Napoli e subì un periodo di continui passaggi da una famiglia feudataria all'altra. Nel '400 appartenne ai Della Ratta, nel '500 agli Acquaviva, fine '600 ai Cosso, fino ad arrivare nel 1696 acquistata dalla famiglia Carafa di Maddaloni, ramo dei Carracciolo napoletani, che dopo essersi impossessati del castello rimasero fino alla caduta del feudalesimo.
Nella prima metà del Settecento, Carlo di Borbone avviò una serie di ristrutturazioni urbane includendo il territorio in un piano che aveva come obiettivo lo sviluppo delle industrie siderurgiche e il miglioramento della vivibilità per tutte quelle famiglie patrizie provenienti dal Regno di Napoli. Le trasformazioni della città si protrassero per tutto l'Ottocento con la costruzione di edifici e piazze.
Oggi il borgo conserva le tracce del lungo passato, in particolare di quelle chiese e palazzi costruiti tra il Settecento e l'Ottocento.

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