La storia del borgo di Spadola si intreccia con le radici più antiche della civiltà, risalendo fino alla Magna Grecia. La scoperta di una statua di Minerva in pietra calcarea e di altri reperti significativi durante gli scavi archeologici, ha confermato che il territorio era abitato ben prima dell'era medievale, su un sito che ospitava un luogo di culto dedicato a questa dea. Questo rinvenimento evidenzia la continuità storica di un'area che è stata testimone di un susseguirsi di eventi che hanno plasmato il borgo nel corso dei millenni.
Il documento storico più antico relativo a Spadola risale al 1093, quando il Conte Ruggiero il Normanno concesse a San Bruno, un eremita certosino, un pezzo di territorio sull'altopiano meridionale sopra il borgo. La donazione, descritta dettagliatamente nel documento, stabiliva i confini dell'area che partivano "Sicut aqua decurrit per Spatulam usque ad flumen Enchinar," sottolineando così l'antico nome e l'importanza del luogo.
La storia religiosa di Spadola è particolarmente ricca. La sommità della collina dove oggi si trovano la Chiesa di Santa Maria sopra Minerva e la Chiesa di Maria SS. dei Sette Dolori era originariamente un sito pagano. La prima comunità cristiana del borgo, ancora attiva, prende il nome da Santa Maria sopra Minerva, una denominazione che sottolinea l'integrazione tra le eredità culturali pagana e cristiana. Queste chiese non solo sono luoghi di culto, ma anche custodi di una storia complessa e stratificata.
Nell'epoca dei Certosini, Spadola conobbe un importante sviluppo artigianale e agricolo. Furono impiantate le prime segherie lungo il corso dei grossi ruscelli e sull'Ancinale venne costruita una ferriera, gestita dal fratello di Ettore Fieramosca. Con l'aumento della popolazione, crebbe anche il senso comunitario e la coscienza civica. Tuttavia, nel 1339 e nel 1357, sotto il peso di ingenti tasse imposte dai regnanti del Regno di Napoli, gli abitanti decisero di abbandonare il casale, rifugiandosi nelle foreste circostanti fino a quando non furono condonati i loro debiti fiscali per intercessione dell'Abate della Certosa.
Nel 1806, il Re Gioacchino Murat abolì la "Prelatura Nullius" della Certosa di Serra, facendo di Spadola un comune autonomo, annesso alla Diocesi di Gerace.
La regione subì divisioni amministrative nel 1806 e cambiamenti nella gestione dei terreni. Nonostante le sfide, la comunità di Spadola ha superato l'esodo dalle campagne tra il 1958 e il 1968, mantenendo la propria eredità culturale e rilanciando l'economia locale attraverso l'artigianato e le sovvenzioni assistenziali.
Infine, una leggenda del 1121 racconta che nel 1121, la visita di Papa Callisto II a Spadola, si trasformò in un evento storico che avrebbe segnato il destino della comunità per secoli. Durante una sosta forzata, mentre gli abitanti del borgo si radunavano per rendere omaggio al Pontefice seguendo la tradizione del bacio al piede, avvenne un furto inconsueto: la pianella del Papa venne sottratta. Indignato da tale audacia, Papa Callisto II maledisse Spadola ad una stagnazione demografica, una maledizione che perdurò fino al XX secolo. Solo nell'ottobre del 1984, in occasione della visita di Papa Giovanni Paolo II alla vicina Certosa di Serra San Bruno, Spadola colse l'opportunità per un gesto di grande simbolismo: la restituzione della pianella sottratta secoli prima. Questo atto di riconciliazione, benedetto dal Papa, non solo revocò la maledizione, ma inaugurò una nuova era di prosperità e crescita per il borgo, ristabilendo Spadola come comunità fiorente e riconciliata con la sua storia.
Questo affascinante percorso storico rende Spadola non solo un luogo di notevole interesse storico e culturale, ma anche un esempio vivente di come una comunità possa attraversare e superare le sfide attraverso i secoli, mantenendo viva la propria eredità e identità.