Castiglione Messer Raimondo

Castiglione Messer Raimondo (TE)
L'ANTICO BORGO DEI "MATTI"!
Castiglione Messer Raimondo (TE)
L'ANTICO BORGO DEI "MATTI"!
L'etimologia del nome del borgo sembrerebbe derivare dal diminutivo del termine latino Castellum (castello), mentre l'aggiunta Messer Raimondo sarebbe da ricondurre al feudatario Raimondo Caldora (1414).
Le prime tracce di insediamento umano nella zona risalgono alla preistoria, come attestano i ritrovamenti archeologici (raschiatoi e punte di frecce in selce) in località San Giorgio, frazione del borgo.
Tuttavia, il centro urbano di Castiglione è di fondazione altomedioevale (X-XI secolo), sulla base dell'organizzazione militare bizantina con i vari Castelliones (arroccamenti militari) per proteggersi dalle invasioni saracene. Successivamente, passò ai Longobardi e ai Franchi.
E' certo che la posizione strategica del Castello di Castiglione gli conferì una certa importanza militare; il Castello, infatti, insieme al Castello di Montesecco (Montefino), chiudeva la Valle del Fino.
Testimonianze certe risalgono al periodo normanno; nel 1169 il castellum Castellionem fu feudo di Galgano di Collepietro, che possedeva al contempo anche Apignanum.
Durante il periodo Angioino (1273), l'abitato faceva parte della Contea di Penne, nell'Abruzzo Ulteriore.
Nel 1446, Alfonso d'Aragona cedette a Giosia Acquaviva - Conte di S. Flaviano, figlio di Andrea Matteo I e quinto Duca di Atri - i feudi posseduti dai suoi avi, tra cui Castiglionum. A confermare il dominio degli Acquaviva vi sono vari atti, tra i quali il più importante è del 1464, quando gli Acquaviva furono investiti dell'Abruzzo Ulteriore, insieme ad Atri e Teramo.
Dopo l'estinzione degli Acquaviva, lo Stato di Atri, cui Castiglione apparteneva, venne devoluto al Regno di Napoli.
Con l'arrivo dei Francesi nel 1798, la popolazione abruzzese, come tutto il Meridione, si ribellò alla loro occupazione, ritenuta colpevole di aver diffuso il brigantaggio, per sottrarsi agli obblighi di leva.
Dopo la restaurazione borbonica, diversi Castiglionesi presero parte ai moti democratici del 1820, del 1837 e del 1848; la protesta filoborbonica continuò dopo l'Unità d'Italia, contringendo il Governatore di Teramo a chiedere l'intervento delle truppe.
Nel dopoguerra, Castiglione ha subito - come gli altri paesi della Valle del Fino - il fenomeno dello spopolamento, con l'emigrazione sia verso l'estero (in particolare in Belgio e Germania) che verso la costa pescarese, con il conseguente dimezzamento della popolazione in mezzo secolo: dai 4.213 abitanti del 1951 ai 2.600 nel 2001.

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