Auletta

Auletta (SA)
L BORGO DELL'OLIO DI OLIVA DOP E DEL CARCIOFO BIANCO DEL TANAGRO!
Auletta (SA)
L BORGO DELL'OLIO DI OLIVA DOP E DEL CARCIOFO BIANCO DEL TANAGRO!
Sull'etimonologia del toponimo del borgo sono state avanzate varie ipotesi. La prima legherebbe il nome ad Auleto, compagno di Enea, che secondo la leggenda dopo il naufragio si riposò a Palinuro e si spinse poi in località "Tempa di Donna Rosa" dove diede luogo al primo insediamento urbano. Una seconda ipotesi farebbe invece derivare il nome da un "fitonimo": Olibola , Olivola, Olecte e in ultimo Olida, come cita un documento del 1129, data la presenza di molti ulivi. Secondo la terza ipotesi, la più accreditata, il nome Auletta sarebbe da ricondurre aill'immagine dei pastori suonatori di flauto "auletes" che nel periodo greco erano numerosi lungo i contrafforti degli Alburni.
Durante l'epoca romana, l'abitato si spostò dalla sponda sinistra a quella destra del fiume Tanagro, a beneficio della viabilità, grazie alla realizzazione di un ponte il località Difesa, che consentì di salire a Nord, lungo un pendio più dolce del monte Serra San Giacomo. Qui, lungo la Via Annia, iniziarono a sorgere le ville romane e i nuovi insediamenti, in seguito alla divisione delle terre donate a coloro che avevano preso parte alla conquista del territorio occupato dai Lucani. Auletta in questo periodo è già "pagus" Volcei (di Buccino).
Durante il periodo longobardo, Auletta si sposta su uno sperone roccioso che si apre a Sud-Est sul Tanagro. Sotto i Nomanni, poi, si estende attorno al Castello e alla Chiesa di Sant'Andrea, fuori le mura. Il borgo è protetto da una cinta muraria, avente 3 porte di accesso, dalle quali si diramano le vie principali del borgo: la "Porta del Castello" (nord); la "Porta del Fiume" (sud); la "Porta del Rivellino" (ovest).
Simbolo del potere politico, il Castello appartenne a Berengario, a Guglielmo di Principato, al figlio Robeto, a Costanza d'Altavilla, e infine a Mattia Gesualdo e alla sua famiglia che tenne il feudo dal 1320 a tutto il 1500, la presenza più lunga della storia della feudalità. Carlo V fu ospite per oltre 15 giorni del Conte Fabrizio Gesualdo, della moglie Sveva Caracciolo e del figlio Luigi IV. Per l'occasione, il Conte fece stendere un tappeto rosso lungo il tragitto, dalla porta del paese a Nord fino alla stanza del castello nota da allora come "Sala di Carlo V ".
La nobiltà del luogo e la Chiesa non fecero mancare il proprio sostegno economico e religioso al Re e alla popolazione. Dai nobili Cappelli, ai Rota, ai Pantuliano, ai Parrella, ai Carusi, ai Soldoeri, agli Abbondati, ai Ferra. Tra i religiosi, gli Scaccuto, gli Abbondati, i Ferra e i chierici e monaci del convento di San Francesco della Scarpa (vecchio convento di S. Andrea dei padri benedettini).
L'estinzione del ramo dei Gesualdo avviene quando nel 1615, Isabella sposò il duca di Zagarolo Nicolò Ludovisi, che divenne così il nuovo signore di Auletta. Seguirono poi i Vitilio e i Di Gennaro.
Dal 1897 al 1943, il Castello viene occupato dal marchese Giovanni Castrista Scanderberg e dai suoi successori. Oggi è di proprietà di Idolo Maioli Scanderberg.
Durante il Risorgimento, Auletta è stato anche protagonista, prendendo parte agli avvenimenti. Il 5 settembre del 1860, infatti, Garibaldi si recò ad Auletta, ospitato presso il Palazzo della famiglia Mari, cui si unì un piccolo equipaggio di uomini locali.
A pochissimi mesi dall'Unità d'Italia, vi fu una "Contro Rivoluzione" che durò ben tre anni provocando numerosi morti, oltre duecento.

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