Gorga

Gorga (RM)
IL BORGO DELLE STELLE!
Gorga (RM)
IL BORGO DELLE STELLE!
L'etimologia del nome del borgo deriva dall'idronimo "gorgo", il punto in cui il letto di un fiume o di un torrente si abbassa improvvisamente, andando a formare una sorta di pozzetto; "gorgo" indica anche delle "cavità puteiformi", ricche di acque sorgive, dal latino "gurges" (gorgo, vortice) mentre nelle "Rationes Decimarum" del Lazio viene usato per indicare una "gola", un fosso sterrato e profondo.
Sebbene non ve ne sia testimonianza scritta, sembrerebbe che Gorga risalga all'Età del Bronzo. Tracce di epoca romana sono state invece rinvenute in località Ricciali, in alta montagna.
I primi insediamenti urbani, tuttavia, avvennero nei pressi della cosiddetta "Porta a balle", un'area delimitata da rupi, per sfuggire alla malaria.
Il primo documento in cui viene citato Gorga risale all'anno 1088 ed è una bolla di papa Urbano II.
Tra il 1151 e il 1236, il castello di Gorga fu acquisito dal monastero benedettino dei SS. Pietro e Paolo, situato in Villamagna, residenza di caccia dell'imperatore romao Marco Aurelio. I rapporti tra il castello e il monastero furono ostili, tanto che nel 1398 gli abitanti si rivoltarono e incendiarono la terra di Villamagna. Successivamente papa Bonifacio VIII incorporò il monastero benedettino di Villamagna con le sue pertinenze, incluso il castello di Gorga, alla Cattedrale di Anagni, confermando le esose condizioni di vassallaggio.
Tra il 1200 e il 1500 il castello di Gorga fu feudo di varie potenti famiglie, in particolare i Caetani, i Conti da Ceccano, i Conti di Segni-Valmontone.
Sotto la baronia dei Conti di Segni-Valmontone, a causa dei debiti della famiglia, la Reverenda Camera Apostolica decide di cedere il feudo di Gorga alla marchesa Cornelia Teodola di Marsciano; dopo poco tempo, però, per via delle gravose malversazioni a danno degli abitanti, la Reverenda Camera Apostolica fu costretta a mettere all'asta il feudo che nel 1660 fu acquistato dal principe don Camillo Pamphilj.
La dinastia Pamphilj, che nel 1760 si unì a quella Doria, mantenne la supremazia sul feudo di Gorga fino al 1800, garantendo il ripristino di una certa stabilità politica nel feudo e introducendo importanti innovazioni. Il principe don Giovanni Battista Pamphilj dispose, tra le sue volontà testamentarie, l'istituzione di un "magistero di scuola" per provvedere all'educazione dei fanciulli, alla loro assistenza materiale e spirituale; nel 1768, la principessa Leopoldina Pamphilj-Doria di Savoia Corignano visitando il feudo, promosse una Casa per le Maestre Pie affinché «indirizzino la gioventù femminile non solo a servir Dio ma anche ad istruirle negli necessari lavori da farsi dalle donne». Nell'anno 1772 il principe Andrea Doria-Pamphilj sostenne l'edificazione della Chiesa di Santa Maria, compiacendo la devozione popolare verso il culto mariano.
Anche la struttura urbanistica si adeguò alle nuove esigenze residenziali. Si distinsero in questi secoli alcune famiglie illustri della nobiltà locale, tra le quali spiccano i Pasquali, i Santucci e i Fioramonti. Di questi ultimi è visibile l'antico palazzo seicentesco.
In quanto terra mediate subiectae dello Stato Pontificio, Gorga era tenuta al pagamento di imposte piuttosto gravose alla Reverenda Camera Apostolica. I resoconti delle visite periodiche dei delegati apostolici restituiscono l'immagine di un territorio assediato dalla povertà e pressato dai debiti. La popolazione traeva sostentamento dalla pratica della pastorizia ed era costretta a coltivare la tenuta di Villamagna per sopperire alle necessità economiche.
Durante il processo di unificazione nazionale Gorga acquisì particolare rilevanza grazie alla figura del cardinale Vincenzo Santucci che era nato a Gorga nel 1796. L'illustre porporato si distinse come mediatore nella trattativa con Cavour per una risoluzione pacifica della "questione romana", ma il tentativo di conciliazione fallì per l'intransigenza del pontefice Pio IX.
Le montagne di Gorga furono interessate dal fenomeno del brigantaggio post-unitario, con un brigante fra tutti noto alle cronache, Vincenzo Majorani, conosciuto come "Giordani" o "Pecorella", che si nascose sulle montagne di Gorga fino al 1868, quando fu arrestato, processato e condannato a morte.
Nel 1870 Gorga divenne Comune e ridefinì i propri confini territoriali con i paesi limitrofi: Carpineto Romano, Morolo e Sgurgola.
L'economia del territorio, principalmente basata sulla pastorizia, allontanava gli uomini dal nucleo familiare che, per la transumanza del gregge in alta montagna, a partire dal 1800 costituirono la forma di insediamento rurale peculiare del paesaggio lepino; l'alloggio nelle capanne consentiva loro di non lasciare incustodito il gregge. Fondamentale era il ruolo delle donne, che si occupavano della vendita dei prodotti caseari nei paesi limitrofi, che raggiungevano viaggiando perlopiù a piedi attraverso le montagne.
Dopo la seconda guerra mondiale, Gorga ha subìto una forte emigrazione verso l'America, e ancora oggi affronta le sfide poste dallo spopolamento con fiducia nella sua identità e nella sua storia.

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