Longobucco

Calabria
Longobucco(CS)
IL BORGO DEI TESSUTI E DELLE ANTICHE MINIERE D'ARGENTO
Calabria
Longobucco(CS)
IL BORGO DEI TESSUTI E DELLE ANTICHE MINIERE D'ARGENTO
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Le origini del toponimo di Longobucco sono molto discusse. Alcuni studiosi ritengono che Longobucco sia l'antica città di Temesa o Tempsa, citata da Omero nell'Odissea. Lo studioso Tommaso Bartoli sostiene che, dopo l'invasione dei Goti del VI secolo, si stabilirono in paese alcune genti germaniche per gli scavi delle miniere, le quali cambiarono il nome Themesen in "Longoburgo" (ovvero Lang Burg=lungo castello), come attestano alcuni documenti ufficiali quali il diploma dell'Imperatore Enrico VI del 1197, nel quale concede a Pietro Livonia il governo delle miniere di "Longiburgi".
Le montagne che circondano Longobucco erano ricche di vari minerali, principalmente d'argento. Tra i maestri argentari locali, famosi in tutto il Meridione, particolarmente noto era il maestro Giovanni da Longobucco, autore della croce processionale in argento del Duomo di San Marco Argentano. Numerosi manufatti in argento lavorati a Longobucco sono stati spesso donati ai Papi che si sono succeduti, e sono presenti in diversi musei a Napoli.
Il vero Tesoro di Longobucco è custodito presso la Sagrestia della Chiesa Madre, e consiste in una splendida Argenteria del XVIII secolo, realizzata con il minerale locale e inserita nell'elenco delle opere d'arte della Calabria.
In località Petra e ra Gnà Zzita, di fronte al paese, vi sono tre suggestive emergenze geomorfologiche, risalenti a 190 milioni di anni fa. Il nome della località, che significa "Pietra della Signora Sposa", deriva dalla leggenda della sposa qui uccisa dai briganti subito dopo il matrimonio.
Una preziosa testimonianza della storia geologica di Longobucco è rappresentata dal ritrovamento nel territorio di fossili di Ammoniti, tra i primi organismi viventi della terra; una importante scoperta, che avallerebbe la tesi degli storici che il mare giungesse fino ad un'altitudine di circa 800 metri e quindi fino a Longobucco, e che il fiume Trionto fosse navigabile essendo le Ammoniti vissute nei mari preistorici circa 500 milioni di anni fa.
Lo storico di architettura Arnaldo Venditti, accosta il campanile di Longobucco a quello ben più famoso del duomo di Melfi (PZ), opera di Noslo di Remerio del 1153. Questa osservazione consente di ipotizzare una datazione indicativa anche per il campanile di Longobucco, che lo classificherebbe tra i più antichi dell'intera regione.
"U Campanaru" di Longobucco, secondo la tradizione, veniva usato dai briganti che, per esercitarsi a sparare, miravano alla sfera di rame posta sulla cuspide.
A pochi chilometri dal centro storico di Longobucco si trova un secolare Pino Laricio, uno splendido esemplare alto quasi 30 metri e dalla circonferenza di circa 10 metri. Vegeta ad un'altitudine di 1100 metri sul livello del mare.
Longobucco ricade nell'area di produzione della Patata della Sila e del Caciocavallo Silano, eccellenze regionali dell'altopiano della Sila.
Tra i piatti tipici della gastronomia locale, il cosiddetto piatto della domenica sono i "ferriatti e grastatu" (fusilli fatti a mano con ragù di castrato). Durante il carnevale si preparano i "vermiciaddi", vermicelli lunghi con ragù di carne di maiale e "finninula" (particolare insaccato fatto con i rimasugli del maiale). Alcune feste religiose sono accompagnate dai "tagghjarini" (tagliolini). Tra i dolci della tradizione, i "fritti a bantu", taralli fritti e ricoperti di zucchero, e i "chinulidde", dolcetti a forma di mezzaluna farciti con marmellata, uvetta e noci.
La parte di Sila dove si colloca Longobucco viene chiamata Sila Greca, perché nei dintorni si installarono le comunità Arbëreshë.
Originario di Longobucco è il pluricampione di Kick Boxing, Vincenzo Gagliardi.
Nel 1200 Longobucco divenne celebre grazie al medico medievale Bruno da Longobucco, famoso per aver composto alcuni trattati di chirurgia studiati nelle prime università italiane.
Longobucco ha dato i natali ad alcuni dei più feroci briganti dell'epoca pre e post-unitaria, tra cui Antonio Santoro (detto Re Curemme) e, soprattutto, Domenico Strafaci (detto Palma).
Amerigo Dumini, criminale italiano a capo della squadra fascista che sequestrò e uccise Giacomo Matteotti, venne confinato tra il 1928 e il 1932 presso l'Hotel Grisaro di Longobucco. La piazza adiacente all'hotel porta oggi il nome di Piazza Giacomo Matteotti.
La popolazione ha subìto nel tempo un drammatico flusso migratorio che ha ridotto il numero degli abitanti da oltre 8.000 agli attuali scarsi 3.000.