Maschito

Basilicata
Maschito(PZ)
IL BORGO ARBËRESH DEL VINO!
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Maschito(PZ)
IL BORGO ARBËRESH DEL VINO!
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Il toponimo di Maschito sembrerebbe derivare secondo alcuni dal presunto "ratto delle donne venosine" da parte dei profughi maschi immigrati nel Quattrocento; secondo altri, dal termine di origine latina masculetum, ovvero terra di viti maschie, cioè di Aglianico; secondo altri ancora dall'omonimo paese balcanico che gli immigrati stanziatisi qui avrebbero scelto.
Nel 1943, una rivolta popolare antifascista diede origine per alcune settimane alla Repubblica di Maschito, la prima Repubblica libera italiana emersa dalla Resistenza.
A Maschito vi sono numerose superstizioni, derivanti dai contadini che credevano esistessero spiriti buoni e spiriti cattivi, dai vari poteri. Tra i tanti "scacciaspiriti" utilizzati come rimedi, vi era il famoso "abitino", che si appendeva al collo dei bambini e veniva spesso indossato anche dagli adulti, nascosto nell'intimo. Si tratta di un pezzetto di stoffa contenente un'immagine sacra oppure una piccola croce cucita al suo interno.
Il concittadino più illustre di Maschito è stato Luigi Giura, classe 1795, che tra le tante cose realizzò due delle più importanti opere d'ingegneria compiute nella prima metà dell'Ottocento in Italia: il ponte sospeso in ferro sul fiume Garigliano (Minturno, 1828-32), il cosiddetto "Real Ferdinando", primo ponte pensile realizzato in Italia; e il ripristino dell'antico emissario claudiano in Abruzzo (1825-35).
Il rito bizantino fu professato a Maschito fino al 1628, quando il Diodato Scaglia, Vescovo di Melfi, lo proibì nelle comunità greco-albanesi di Maschito e di Ginestra e, molto più tardi, anche a Barile.
Casa Soranna, costruita nel 1646, è probabilmente la prima casa costruita dagli albanesi insediatisi a Maschito.
La popolazione è prevalentemente impiegata nell'agricoltura e nell'industria automobilistica Fiat a Melfi.
Una frase nota nella comunità è Gjaku ynë i shprishur, ovvero "il sangue nostro sparso", parole nelle quali si riconoscono in generale tutte le comunità arbëreshë in fuga da una guerra, che hanno trovato accoglienza nel sud Italia e in Sicilia da almeno cinque secoli.