Pisciotta

Campania
Pisciotta(SA)
IL BORGO DEL SECOLARE ULIVO E DELLA PESCA CON LE MENAIDE!
Campania
Pisciotta(SA)
IL BORGO DEL SECOLARE ULIVO E DELLA PESCA CON LE MENAIDE!
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In Via Roma vi sono alcune vecchie insegne delle botteghe di una volta, come quella dell'antica farmacia.
La facciata sud del Castello Marchesale fu modificata dai Doria d'Angri che si rifecero alla facciata di Palazzo Doria d'Angri a Napoli, il famoso Palazzo dal cui balcone il 7 settembre 1860 si affacciò Giuseppe Garibaldi per salutare il popolo napoletano.
Nella parte sud del paese sono ancora visibili alcuni ruderi del Convento dei Frati Francescani.
L'olivo pisciottano è una varietà da olio, ma i cilentani hanno da sempre denocciolato e condito le olive con sale, alloro, peperoncino ed altri aromi, dando origine alle famose olive ammaccate di Pisciotta.
Oltre agli ulivi, imponente è anche la presenza di alberi di fico che qui a Pisciotta hanno una particolare conformazione e composizione che conferisce al frutto una dolcezza straordinaria particolarmente apprezzata.
I fichi erano un altro prodotto importante nell'economia del paese, potendo essere commerciati successivamente alla loro raccolta. Dopo essere stati seccati su graticci di canne posti sui terrazzi delle case coloniche della zona, venivano infornati e successivamente preparati con mandorle, noci, semi di finocchio selvatico e bucce di mandarino: infilate in cannucce prodotte con l'erba sparta, erano le caramelle della Civiltà Contadina.
Anche l'erba sparta veniva lavorata ed intrecciata per realizzare corde vegetali dette "libàni", all'epoca oggetto di un fiorente commercio.
Le strutture rurali del luogo presentavano caratteristiche che rispondevano alle esigenze dell'economia tipica della civiltà contadina: i terrazzi dove far seccare i fichi, il forno a legna per la cottura di fichi e pane, e la stalla per l'asino che faceva girare la ruota del frantoio per molire gli ulivi raccolti. In alcune case rurali del borgo ci sono ancora frantoi del 1600.
La Cappella di San Michele nacque come chiesetta votiva, voluta da un Pinto tratto in schiavitù dai Saraceni, liberato poi dal Bej di Tunisi.