Roccavione

Piemonte
Roccavione(CN)
IL BORGO DELLA LEGGENDARIA ERESIA CATARA E DELLE VILLE LIBERTY!
Piemonte
Roccavione(CN)
IL BORGO DELLA LEGGENDARIA ERESIA CATARA E DELLE VILLE LIBERTY!
Il territorio di Roccavione è abitato sin dall'Età del Bronzo, come testimonia il noto sito archeologico di Bec Berciassa, sul quale antiche popolazioni celto-liguri si stanziarono sin dal IX-VIII sec. a.C. Nel II sec. d.C. subì la conquista romana insieme a tutto il territorio piemontese, entrando a far parte prima della regio Liguria et Emilia, poi delle Alpes Cottiae, tra IV e VI secolo. In seguito alla discesa dei barbari nella penisola italiana, nel territorio di Roccavione si susseguirono diverse invasioni di popoli, tra cui i Burgundi e i Goti finché, con la conquista longobarda, il borgo non fu sottoposto all'amministrazione dei monaci dell'Abbazia di San Colombano di Bobbio.
Sulla rocca di San Sudario vi sono i resti di un antico castello dell'XI secolo che ha presumibilmente avuto una certa importanza strategica fino al XVI secolo, quando nel 1561 i Duchi di Savoia preferirono abbatterlo per poi costruire suoi suoi resti una cappella dedicata al Santo Sudario. La cappella subì la stessa sorte nel 1786 quando, ormai diroccata, venne definitivamente demolita.
Il borgo di Roccavione, essendo ubicato in una zona transfrontaliera da sempre luogo di passaggio di popoli e genti, deve aver avuto una notevole importanza nel periodo di diffusione delle eresie cristiane, in particolare dell'eresia càtara, quando nel XIII secolo i catari e i valdesi furono scacciati dalla Linguadoca e cercarono rifugio nel territorio piemontese allora conteso tra i Marchesi di Saluzzo, i Savoia e gli Angiò. Nel "Trattato degli Eretici" del noto inquisitore Anselmo d'Alessandria vi è un chiaro riferimento al passaggio dei càtari a Roccavione, nel passo in cui questi scrisse: "Ad Rocavion, et est locus apud Cuneum, ubi stabant cathari qui venerant de Francia ad habitandum," cioè: "a Roccavione, luogo presso Cuneo, in cui si stabilirono catari venuti dalla Francia".
Nel territorio di Roccavione si trovano due splendidi esemplari di sequoie censite tra gli alberi monumentali italiani, delle quali una presenta una circonferenza di ben 10,5 metri e l'altra, dal diametro leggermente inferiore, raggiunge quasi 50 metri di altezza.
A Roccavione, nei secoli passati, si sviluppò una prestigiosa tradizione legata all'arte organaria. Laddove la Val Vermenagna si poneva, in generale, quale luogo transfrontaliero di incontro tra diverse scuole organarie europee - tedesche, francesi, italiane, ecc. -, a Roccavione operarono maestri organari itineranti che costruirono, in tempi diversi, due organi che all'epoca simboleggiavano addirittura il prestigio economico e sociale di un paese. Si tratta dell'organo situato nell'ex confraternita di S. Croce, costruito dall'organario Giuseppe Calandra della scuola torinese nel 1714, e dell'organo della Parrocchia Visitazione di Maria Vergine risalente al 1902, di Francesco Vittini. Dal 2002 il comune di Roccavione, insieme ad altri comuni della Val Vermenagna, patrocina il festival internazionale: "Organi storici - La route royale Des Orgues, un patrimonio da ascoltare."
A Roccavione, presso l'altura del Bec Berciassa, vi è una profonda spaccatura nella roccia che gli abitanti del posto chiamano Garb d'la reina Jana - buco della regina Giovanna - e che è legato alla figura storica della Regina di Napoli Giovanna d'Angiò. Correva l'anno 1378, la regina era in viaggio verso la Provenza e l'abate di Pedona le aveva ordinato di effettuare una sosta per fare penitenza. Secondo una leggenda intrisa delle superstizioni dell'epoca per cui la regina fosse una sorta di personificazione del male demoniaco, quando Giovanna scelse il Bec Berciassa come luogo di ristoro, una terribile pestilenza si abbattè sulla Val Vermenagna. Gli abitanti del posto considerarono l'epidemia come un castigo divino dovuto alla sosta della regina peccatrice, per cui la supplicarono di lasciare la valle. La regina accettò di andarsene, ma in cambio volle un paio di scarpe e fu allora, quando estrasse i piedi dalla spaccatura, che fu scoperto il suo terribile segreto: la regina era una strega con le zampe di gallina.
Il borgo di Roccavione è passato alla storia come "Nidus Haereticorum", in quanto pare che nel XIII secolo, periodo della diffusione delle eresie cristiane, fosse una sorta di zona franca ideale come luogo di passaggio e di rifugio di quanti, convertitisi alle eresie catare e valdesi, transitavano o si nascondevano presso questo posto. Ciò valse in modo particolare per l'eresia càtara, riguardo alla quale Roccavione dev'essere stato uno dei maggiori centri di diffusione del catarismo in Italia nel XIII secolo, secondo gli studiosi Dupré-Theseider e Jean Duvernoy. Secondo una leggenda, il primo vescovo della chiesa catara italiana, tale Marcus, che partecipò anche al Concilio di Saint Felix de Laugarais, sarebbe partito proprio da Roccavione per le sue missioni.
Per via del legame tra Roccavione e l'eresia càtara, gli abitanti della Vermenagna sono soliti chiamare i Roccavionesi "taru", termine che nel vernacolo locale significa proprio càtari.