Barile

Basilicata
Barile(PZ)
IL BORGO ARBËRESH DELL'OLIO E DEL VINO!
Basilicata
Barile(PZ)
IL BORGO ARBËRESH DELL'OLIO E DEL VINO!
L'etimologia del nome del borgo è di indubbia provenienza. Alcuni studiosi sostengono che derivi da Barrale o Barelium, termine usato un tempo per indicare i dazi sui greggi; altri lo collegano invece ai Barili di legno utilizzati per la conservazione del vino coltivato nella zona, l'Aglianico del Vulture. A sostegno di quest'ultima ipotesi, il fatto che nello stemma comunale vi sia rappresentato un barile fra due alberi d'abete ed un grappolo d'uva.
Il borgo ha origine greco-albanese, e conserva ancora le tradizioni etno-linguistiche Arbëreshë. La prima colonia di gente greco-albanese, detta Arbëresh, arrivò nella zona probabilmente nel 1477, quando il vescovo di Rapolla decise di popolare il casale di gente estranea al Regno, dando loro il privilegio dell'esenzione dai tributi fiscali per circa 10 anni; nel 1664 c'è stata la sesta ed ultima migrazione da parte di una colonia albanese. Ciascuna colonia ha un soprannome, associato alla provenienza: la colonia dei Clefiti (la prima); la colonia dei Coronei (seconda e terza, da Corone); la colonia dei Mainotti (da Laconia e da Maina, l'antica Leuctra) o dei Camiciotti (per via della camicia nera che indossavano); la colonia di Maida.
Il centro, sotto la giurisdizione feudale dei Caracciolo di Torella, seguì le sorti del resto della zona.
Nel 1851 il paese rimase gravemente danneggiato a seguito di un terribile terremoto che causò oltre 100 vittime e innescò un progressivo spopolamento.
Nel 1861 il paese divenne parte integrante del brigantaggio lucano, avendo come personaggi uomini fedeli a Carmine Crocco che si opponevano al governo sabaudo di Vittorio Emanuele II.
Il 23 luglio 1930 Barile fu colpita dal sisma del Vulture, che interessò le province di Avellino e Potenza.
Lo stemma comunale raffigura un barile posto fra due alberi d'abete ed un grappolo d'uva.
Barile è rinomata per la produzione dell'Aglianico del Vulture DOC, vino molto pregiato e conosciuto a livello nazionale. Il borgo ha ospitato due sagre dedicate a questo vino: l'Aglianica e Cantinando.
Un altro prodotto di vanto del borgo è l'Olio, qui coltivato dai tempi della Magna Grecia, che nel 2005 ha ottenuto il riconoscimento DOP.
A partire da Natale, la ragazza di Barile che interpreterà la zingara durante la Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo, riunisce gli ori antichi delle famiglie del borgo. Con ben 10 chili di ori, la zingara realizza un corpetto, e si adorna dita, braccia, capelli e collo.
Ogni anno, a metà Settembre, si svolge l'evento di rivalutazione del piatto tipico della cultura arbëreshë, il Tumact me Tulez, utilizzato durante i giorni di festa. Si tratta di particolari tagliatelle caserecce, condite con mollica croccante e sugo alle noci.
Apparizioni cinematografiche
A Barile sono state ambientate alcune scene del film "Il Vangelo secondo Matteo" (1964), di Pier Paolo Pasolini. Il regista scelse lo sfondo naturale delle cantine, probabilmente ispirato dall'aspetto geofisico del paesaggio, somigliante per molti aspetti a quello palestinese o con analogie di carattere socio-economico e psicologico.
Nel 2011, il borgo è stato scelto per il film intitolato "Un giorno della vita di Giuseppe Papasso" (2011), diretto da Giuseppe Parnasso.