Moliterno

Moliterno (PZ)
IL BORGO DEL CANESTRATO E DEI MUSEI!
Moliterno (PZ)
IL BORGO DEL CANESTRATO E DEI MUSEI!
Una facile etimologia, farebbe derivare il nome di Moliterno dal suo castello e propriamente dalla sua grande Torre merlata, detta "Moles aeterna". Secondo lo storiografo Giacomo Racioppi, invece, Moliterno deriverebbe dall'unione della radice del sostantivo "mulctrum" (recipiente usato durante la mungitura) al suffisso "ernum", che darebbero origine a "mulct-ernum", ovvero Moliterno, ovvero luogo dove si coaugula il latte.
Le origini di Moliterno non sono certe, ma pare che fosse già abitato nell'epoca preromana. Notizie certe risalgono invece al periodo della distruzione, ad opera dei Saraceni, della vicina città di Grumentum, tra l'872 e il 975 (secondo altri avvenuta nel 1031), che hanno visto conseguentemente un accrescimento del "pagus" di Moliterno. Numerosi furono infatti i Grumentini sfuggiti al massacro che si raccolsero intorno alla torre longobarda. Il primo popolo straniero ad aver lasciato traccia di sé nell'attuale centro abitato fu proprio quello dei Longobardi che, sospinti nel principato di Salerno, cui Moliterno apparteneva, fecero costruire la "torre merlata" con funzione di vedetta, per controllare i Saraceni che, attraverso il valico di Castelsaraceno, miravano alla conquista di Grumento.
Dopo i Longobardi, Moliterno passò sotto la dominazione dei Normanni, che fecero costruire il castello e regnarono dal 1059 al 1186.
Con il matrimonio di Costanza d 'Altavilla, ultima erede dei normanni, con Enrico VI, subentrarono gli Svevi.
Agli Svevi seguirono gli Angioini, con i Baroni Brajda che dominarono per 108 anni, dal 1269 al 1477. Sotto di essi Moliterno fu più volte devastata, per le continue lotte tra i partigiani dei nuovi arrivati e i fedelissimi di casa sveva che causarono la morte di numerose persone.
Nel 1442, dopo una guerra durata 20 anni tra Angiomi ed Aragonesi, Ferdinando di Aragona, approfittando delle continue discordie fra i baroni locali, si impadronì del regno di Napoli, annettendolo a quello di Sicilia. Ebbe inizio, così, anche per Moliterno, la dominazione degli Aragonesi, che terminò nel 1502.
Sotto tale dominazione, Ugone di Brajda, con l'assenso del re Ferdinando II° di Aragona, cedette il feudo di Moliterno ad Antonio Sanseverino, principe di Salerno nel 1477.
Per le frequenti cospirazioni dei Sanseverino, prima contro gli Aragonesi, poi contro gli Spagnoli, il feudo venne tolto loro da Ferdinando il Cattolico nel 1505, ma poi fu restituito ad Alfonso Sanseverino che lo mantenne fino al 1524, quando lo cedette per trentanovemila ducati al principe di Stigliano, don Antonio Carafa, i cui discendenti lo mantennero fino al 1662.
Sotto la dominazione dei Sanseverino, per quanto turbolenta sul piano politico, si svilupparono a Moliterno l'allevamento e l'agricoltura, e il commercio della lana, degli ovini, dei cereali.
I Padri Domenicani che si erano insediati nel convento di San Nicola in Pantanellis, per volere degli Angioini che li preferivano ai Basiliani, nel 1510 si trasferirono nella "grancia" della Serra di Moliterno, chiamati dai Sanseverino. Sotto i Carafa, crebbero in prestigio e potenza, facilitati dal fatto che Anna Carafa, donna tra le più belle e colte del suo tempo, aveva sposato don Ramiro Filippo di Guzman, un nobile spagnolo che si vantava di discendere dalla famiglia Guzman, viceré del regno di Napoli sotto Filippo IV. Secondo Valinoti Latorraca, il loro potere fu tale da ottenere dalla Santa Sede che, in sostituzione dell'Assunta, antica patrona che proveniva dalle tradizioni Grumentine, venisse dichiarato nuovo patrono di Moliterno San Domenico di Guzman.
Il figlio di Anna Carafa, Nicola Carafa Guzman, vendette Sarconi, San Chirico e Moliterno nel 1682 a G. B. Spinelli, duca di Caivano. Gli Spinelli (1685), vendettero le suddette terre per lo stesso prezzo a Donna Silvia Caracciolo (vedova del marchese S. Marco, D. Carlo Emanuele Carvisiglia), che, con atto pubblico dello stesso notaio, dichiarò che era stata semplice prestanome ed aveva comprato per conto e con denaro del D. Fabrizio Pignatelli, Principe di Marsiconuovo e signore di Moliterno.
Sotto il dominio di casa Pignatelli, per Moliterno le cose cambiarono in meglio. Moliterno, infatti, andò sempre più configurandosi come ente comunale: governatori e giudici non furono più sgherri dei baroni, ma persone legalmente riconosciute. Il paese diventò importante nelle arti e nelle scienze, le scuole si moltiplicarono, si sviluppò un'accademia di studi, fiorì il teatro e nacque una scuola di medicina. In questo periodo, Moliterno fu una vera fucina di artisti ed intellettuali.
Fu nel 1806, con la legge del 2 agosto emanata dai francesi, che segnò l'abolizione della feudalità, lasciando ai baroni solo il titolo nobiliare, che i domini di qualsiasi natura vennero distribuiti fra i cittadini del Comune. L'allora feudo, che comprendeva Moliterno, Sarconi e San Chirico Raparo, fu quindi annullato, diviso in pezzi ed assorbito dai creditori, che ne compirono l'ultima parte di espropriazione forzata verso il 1830. Il titolo di principe di Moliterno, annesso a quello di Marsiconuovo, fu attribuito al Senatore Galloni, il quale discendeva dal Principe Tricase. Questi per un credito di novemila ducati al quale rinunciò a favore della massa dei creditori, ottenne il titolo nobiliare di Principe di Marsiconuovo e di Moliterno, che unì a quello di Tricase.
Nacque così il Comune di Moliterno che successivamente, con l'opera di unificazione di Garibaldi, entrò a far parte del Regno d'Italia.
Il paese ha dato i natali ad importanti personaggi illustri, letterati, uomini politici, generali, pittori ed alti prelati. Vanta tra i suoi illustri concittadini Ferdinando Petruccelli della Gattina (1815 – 1890), medico, storico, letterato, precursore del giornalismo moderno; il Generale Giuseppe Parisi (1757 – 1829) fondatore dell'Accademia Militare della Nunziatella di Napoli; Giacomo Racioppi (1827 – 1908) storiografo di fama internazionale; Michele Tedesco (1834 – 1917) famoso pittore di respiro internazionale che contribuì alla prolifica stagione dei macchiaioli a Firenze per poi affacciarsi nel dinamico panorama artistico europeo attraverso i numerosi viaggi effettuati in compagnia della moglie tedesca Julia Hoffmann.

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