Dalle ricerche storiografiche dello storico di Corleto Perticara, Enrico Ierardi, l'attuale centro riportato con il toponimo "Corneto" nelle carte dell'epoca, ha origine nel secolo XIV, in tarda età angioina. Successivamente diviene "Cornito", probabilmente per le selve di cornioli "Corneta" o delle selve di nocciole "Coryletas" ancora presenti nella zona. Menzionato nel Registro dei Baroni, sotto Guglielmo il Buono era già munito del Castello di cui oggi restano solo poche arcate, inglobate nel Palazzo degli Uffici antistante Piazza Plebiscito. Il secondo toponimo "Perticara" si aggiunge al primo in conseguenza del fatto che Corleto accoglie una parte della popolazione sopravvissuta alla distruzione, da parte degli Angioini, dell'antica Perticara, città munita di fortezza nella quale avevano trovato rifugio gli insorti a favore di Corradino di Svevia.
Negli anni antecedenti a tale evento, precisamente nell'anno 1250, morto Federico II che nell'anno 1231 aveva promulgato a Melfi le famose "Costitutiones", gli succede il figlio Corrado IV, successione che, in conseguenza della morte precoce di quest'ultimo avvenuta nel 1254, si riapre a favore del figlio Corradino che sarà l'ultimo discendente della Casa Sveva a regnare nella Regione. Infatti Carlo d'Angiò, fratello di Luigi IX Re di Francia, che nel 1256 aveva avuto da papa Clemente IX il regno di Napoli e la Sicilia, sconfigge a Benevento nel 1266 Manfredi, figlio naturale di Federico II, ed uccide Corradino di Svevia due anni dopo. Con la discesa degli Angioini, la Basilicata diviene teatro di lotte strenue tra i fautori dei nuovi sovrani ed i fedeli alla Casa Sveva. Perticara viene completamente distrutta, ed i suoi abitanti si rifugiano in parte a Corleto ed altri nella vicina Guardia. Le feroci repressioni di Carlo d'Angiò non riescono però ad estirpare facilmente le robuste radici del partito svevo, che si batte in favore di Costanza, figlia di Manfredi, andata in sposa a Pietro II d'Aragona. Durante il successivo periodo di dominazione degli Angiò-Durazzo, quasi tutta la Basilicata diviene feudo della famiglia Sanseverino e di altre famiglie. Corleto che, come si legge nel Registro dei Baroni, pagava al Monastero della SS. Trinità di Venosa una decima annuale consistente in una notevole quantità di frumento ed orzo per ogni aratro, diventa feudo dei Sanseverino e, a seguito del matrimonio di Giovanna con Carlo Ruffo, passa nei tenimenti del nuovo casato. Sotto gli Aragonesi diventa feudo dei Sanframondi ed al tempo di Carlo V feudo dei De Castella. Successivamente diviene "Camera Riservata a Marchesato" di Casa Costanzo, con privilegio del 15 marzo 1601. Nel 1644 passa nelle disponibilità del barone Carlo Selvago ed infine nel 1659 con atto di compravendita passa alla Casa Riario. Corleto, feudo dei Riario, vive con grande sofferenza la dominazione dei Francesi e degli Spagnoli che si contendono il Regno di Napoli, conquistato nel 1695 da Carlo VIII. Gli spagnoli conservarono il dominio del regno di Napoli fino al 1734, anno in cui Carlo III di Borbone sale sul trono e vi rimane fino all'Unità d'Italia. La borghesia illuminata lucana segue in quegli anni con viva partecipazione il processo di unificazione della penisola.